Truffe ai fondi europei, Italia sul podio

Pubblicato il rapporto dell’Ufficio anti frode europeo (Olaf):
41 le indagini avviate nel 2010
nel nostro paese. Siamo secondi
solo alla Bulgaria (81). Tra i casi citati anche 48 progetti
ambientali avviati in Calabria
e segnalati da De Magistris nell'inchiesta «Poseidone»

Triste podio per l’Italia che si aggiudica l’argento nella virtuale gara dei truffatori dell’Unione europea. Siamo in effetti il paese degli estremi: pur essendo tra i principali contribuenti europei e tra i meno efficienti nell’utilizzo delle risorse provenienti da Bruxelles, l’annuale rapporto dell’Olaf - l’ufficio anti-frode europeo - ci dipinge come il secondo paese in Europa per irregolarità e truffe ai danni dei fondi comunitari. Con 41 indagini avviate siamo secondi solo alla Bulgaria (81), dietro di noi praticamente il vuoto, con il Belgio (37) al terzo posto, fuori classifica però data la sproporzionata presenza in loco di istituzioni europee (e quindi maggiori controlli).

Per “proteggere gli interessi finanziari e la reputazione dell’Unione”, l’Olaf monitora ogni anno molte situazioni sospette, la maggior parte delle quali (52%) segnalate attraverso soffiate e un sistema di denuncia che garantisce l’anonimato ai delatori. In questo caso si tratta per la maggior parte di indagini esterne alle istituzioni europee, una cospicua parte però (46%) riguarda invece segnalazioni effettuate da funzionari Ue e che spesso portano all’avvio di indagini focalizzate all’interno delle stesse istituzioni.

In confronto ad altri paesi come la Bulgaria - che concentra oltre la metà delle sospette frodi nel settore agricolo - l’Italia presenta una certa diversificazione delle truffe: in primis i fondi strutturali (7), l’intramontabile contrabbando di sigarette (7) e i fondi a gestione diretta (7), cioè erogati direttamente dalla commissione europea o da un’apposita agenzia; seguono le truffe interne alle istituzioni (5) e alle agenzie Ue (5); in coda troviamo agricoltura (4), dogane (4) e commercio (4). Le indagini rappresentano solo la parte finale dell’operato dell’Olaf che verifica tutte le segnalazioni provenienti dai vari paesi. Nel 2010 dall’Italia sono partite ben 75 segnalazioni, in crescita rispetto al 2009 quando erano state 57.

Nel rapporto inoltre viene citato come “Caso di studio” proprio un’indagine avviata nei confronti del nostro paese in relazione alle frodi compiute sui fondi destinati ai Por, i Piani operativi regionali che nel quinquennio 2007/2013 ammontano a circa 347 miliardi, il 36% di tutto il bilancio dell’Ue. Non sorprende quindi che la maggior parte delle indagini dell’Olaf si sia concentrata qui, quello che sorprende è scoprire che una delle maggiori truffe individuate è stata compiuta in Calabria e riguarda ben 48 progetti ambientali previsti dal Por nel quinquennio precedente 2000/2006. Si tratta di progetti destinati in teoria alla gestione di situazioni ambientali d’emergenza così come previsto dal piano “misure provvisorie per la gestione dell’emergenza ambientale” e per i quali sono stati stanziati ben 57 milioni di euro. Come sottolineato dall’ufficio anti-frode, l’indagine è partita grazie alle segnalazioni dell’allora Pubblico ministero di Catanzaro, Luigi De Magistris, filone della famosa inchiesta “Poseidone” per la quale il magistrato napoletano è stato poi trasferito d’ufficio per irregolarità procedurali compiute nel corso delle indagini.

L’Olaf però è andato avanti e ha chiesto alla Commissione europea il recupero dei fondi già destinati mentre le stesse autorità regionali calabresi hanno ritirato altri 21 progetti ambientali destinatari dei Fesr, i fondi di sviluppo regionale e recuperato 49 milioni di euro di spese illegittime. “Irregolarità sono state rintracciate in tutte le fasi di attuazione dei progetti in questione - si legge nel rapporto - e riguardano numerose violazioni del diritto nazionale e comunitario: norme e procedure irregolari sugli appalti pubblici, carenze nel sistema contabile in particolare nel caso di progetti con più fonti di finanziamento, anomalie nella pubblicazione dei bandi ufficiali, ritardi considerevoli nel completamento dei lavori e nel collaudo delle opere, mancato trasferimento dei poteri - in materia di trattamento delle acque superflue - alle autorità competenti e mancati controlli da parte delle autorità nazionali e regionali”.

Pur complimentandosi con le autorità italiane per la collaborazione, l’Olaf sottolinea che le indagini da parte della magistratura sono ancora in corso e questo riguarda un altro tasto dolente. Dei 392 casi trasferiti in questi anni alle autorità giudiziarie italiane, 185 sono ancora in attesa di giudizio e solo nel 20% dei casi si è arrivati ad una condanna.

 La lentezza della giustizia e l’elevato numero di indagini e segnalazioni rappresentano però solo una faccia della medaglia. Come segnalato nel caso del Belgio, questo triste podio significa anche che il nostro paese collabora attivamente per diminuire il numero delle frodi e che i controlli sono più accurati. Difficile infatti credere che dalla Francia, nel 2010, siano arrivate solo 17 segnalazioni semplicemente per una minor attitudine alle truffe nella gestione dei fondi Ue che pure sono stati cospicui. Come sottolineato dalla Corte dei Conti, per il 2009 le somme truffate ancora da recuperare ammontavano a circa 85 milioni di euro, con una sostanziale diminuzione rispetto al 2007, quando superavano i 200 milioni. Qualcosa si intravede insomma e vista la difficile situazione in cui versano le nostre finanze pubbliche, conviene iniziare ad essere molto efficienti nella gestione dei fondi Ue.

 

Fonte: La Stampa