Sicurezza e criminalità in Italia

Il gruppo di lavoro Sicurezza e criminalità in italia analizza le politiche di sicurezza a livello nazionale per valutarne gli effetti. A breve sarà disponibile un primo rapporto "Emergenza Criminalità in Italia?", per avviare un confronto con altri paesi nel panorama internazionale e riflettere sull'opportunità di nuove politiche di prevenzione.

 

Qui di seguito si riportano alcuni documenti utili per avere un quadro della sicurezza in Italia:

Sicurezza Bluff (L'Espresso, 13 gennaio 2009)

Potevano stupirci con giochi di luce ed effetti speciali, con i soldati nelle strade e retate spettacolari. Ma alla fine le cose non cambiano: il primo bilancio della sicurezza nell'era Berlusconi è un bluff. La situazione migliora, certo. Ma i reati diminuiscono nell'identica maniera in cui stavano calando negli ultimi mesi del governo Prodi. Sì, perché i record annunciati in pompa magna da prefetti e questori sono tali solo grazie al confronto con il 2007, l'anno nero segnato dal boom dei crimini per effetto dell'indulto. La contabilità reale dell'Italia a mano armata non cambia. Anzi, in certi settori peggiora. C'è un picco di rapine contro i negozi. C'è un aumento in diverse città di quelle violenze sessuali che soltanto un anno fa avevano contribuito a far dilaniare il senso di insicurezza. E c'è un peggioramento drammatico dell'immigrazione 'clandestina' dall'Africa: 36.800 persone sbarcate nel 2008, la cifra più alta negli ultimi dieci anni. Insomma, una débâcle proprio su quel tema cavalcato dal centrodestra nell'ultima campagna elettorale.

Banditi alla cassa
Partiamo dal risultato migliore. Tutti i bilanci sbandierati per il capodanno mettono in evidenza un dato di sicuro effetto: il crollo delle rapine in banca. Tutto vero. Le statistiche che l'Ossif, l'osservatorio per la sicurezza dell'Abi, ha elaborato per 'L'espresso' mostrano da giugno a ottobre - i primi mesi del governo Berlusconi - un calo del 26,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precente. Complimenti? Pochi. Perché già nell'ultimo semestre prodiano il miglioramento era stato netto: oltre il 23 per cento di colpi in meno. Insomma, persino in questo caso il cambiamento è minuscolo. E la medaglia al valore va soprattutto agli istituti di credito, che hanno incrementato le protezioni spingendo i banditi verso obiettivi meno difesi. Sono così finiti nel mirino uffici postali, supermercati e negozi. Le rapine agli esercizi commerciali sono in crescita quasi ovunque. A Milano i dati ufficiosi della questura, segnalano un boom: a metà dicembre ne erano state censite 626 contro le 460 dell'intero nefasto 2007, un terzo in più. Nella provincia di Bologna tra gennaio e novembre ne sono state contate 127 (7 per cento in più). A Napoli e a Bari le aggressioni ai negozianti sono in lieve aumento, nella capitale invece tocca alle Poste pagare il prezzo più caro. In tutta Italia però il primato negativo spetta alle farmacie. A Roma e Milano i colpi sono triplicati. Nel capoluogo lombardo si è passati da 131 a 267. Mentre i farmacisti si mobilitano, chiedendo più sicurezza, le altre categorie non danno visibilità all'allarme. Eppure erano state proprio le organizzazioni dei commercianti ad animare le proteste di piazza più clamorose contro il crimine.

Indulto
L'Italia delle statistiche criminali è un labirinto dove si fatica a trovare dati omogenei: di anno in anno cambiano i riferimenti territoriali e persino i criteri. È come se i numeri rispecchiassero la nostra atavica incapacità di coordinamento tra i responsabili dell'ordine pubblico. "È un caos, senza serie storiche, con procedure che risalgono all'epoca fascista", sintetizza il professor Giandomenico Amendola, autore per Liguori di 'Città, criminalità, paure': "Nessuno riesce ad avere basi per impostare una politica di sicurezza". "Quella che emerge è una criminalità a macchia di leopardo, senza aree omogenee. I dati sono controversi: diminuiscono i reati ma aumentano le persone denunciate", puntualizza Ernesto Savona, docente di criminologia alla Cattolica e direttore di Transcrime. Così 'L'espresso' ha dovuto attingere a fonti diverse. I bilanci, provvisori e parziali, di fine anno delle forze dell'ordine sono tutti positivi. C'è un dato però che tende ad uniformare le città del centro-nord: un calo dei reati totali nel 2008 tra il 15 e il 20 per cento, su cui incide soprattutto il crollo di furti e borseggi. Ed è sorprendente notare come questa flessione coincida in linea di massima con l'effetto determinato nel 2007 dall'indulto, la scarcerazione di massa senza prospettive di reinserimento che provocò un aumento dei reati predatori. A crollare ora sono le rapine in banca, i borseggi, i furti di auto: gli stessi misfatti che - come evidenzia un'analisi scientifica di Giovanni Mastrobuoni e Alessandro Barbarino del Collegio Carlo Alberto di Torino - subirono la maggiore impennata dopo la clemenza del 2006. Tra le pochissime città che possono vantare un miglioramento anche rispetto al 2005 spicca Verona. In tutta Italia, però, se si cerca di esaminare settori senza legami con l'indulto, come omicidi e narcotraffico, allora i buoni propositi svaniscono. Per gli omicidi, un orientamento arriva dal Web dove un gruppo di laureati in sociologia li censisce in tempo reale usando le cosiddette 'fonti aperte' (www.delittiimprefetti.com). Nel 2008 hanno contato 609 morti violente: solo 10 in meno dell'anno precedente. In 158 casi il movente è classificato come 'mafioso' e in 50 come rapina. Il primato di sangue va alla Campania (114) seguita dalla Lombardia (76).

Spot marziale
Il principale provvedimento show del governo è stato l'invio dei soldati nelle strade cittadine, sostenuto dal ministro Ignazio La Russa. Sono stati utili? Sicuramente, ma si è trattato di una misura essenzialmente di immagine. Il ministero dell'Interno ritiene che i tremila militari abbiano 'liberato' 1100 agenti e carabinieri. Per l'esattezza, con mille fanti davanti agli obiettivi sensibili sono stati recuperati 369 uomini delle forze dell'ordine; altri mille soldati hanno 'riscattato' 778 poliziotti dalla sorveglianza dei centri immigrati; infine altri mille sono andati di ronda nei quartieri. Mille è un numero evocativo, ma contrariamente allo spirito garibaldino di rivoluzionario si è visto poco. A Milano, per esempio, i 170 alpini che si sono alternati nei controlli di fatto hanno permesso di schierare una ventina di pattuglie al giorno. "Che senso ha impiegare l'esercito contro i piccoli spacciatori in una realtà come Torino?", commenta Fabrizio Battistelli, docente di sociologia alla Sapienza che ha appena pubblicato per Franco Angeli 'La fabbrica della sicurezza': "Non dimentichiamo che abbiano già le forze dell'ordine più numerose di tutta Europa, sarebbe assurdo pensare che tremila militari cambino la situazione". Una stima calcola che ci siano 355 mila uomini solo nei corpi di polizia nazionali: una massa che rende irrilevante il supporto dei soldati. "Le ronde miste non possono risolvere i problemi di metropoli complesse come Napoli", aggiunge il professor Amendola: "Anche un'innovazione positiva come il poliziotto di quartiere poi è stata applicata in modo sbagliato. A Napoli ce ne sono sei per vigilare su due quartieri con 200 mila abitanti". Quanto ai carabinieri e ai poliziotti 'liberati' dall'intervento dell'Esercito, senza addestramento e riqualificazione è difficile che diano contributi significativi. Ma alle forze dell'ordine mancano mezzi e uomini in tutti i reparti chiave. E non ci sono fondi nemmeno per rimpiazzare i vuoti. Secondo l'Arma, nel 2009 servirebbero 450 milioni di euro per addestramento e manutenzione mentre il bilancio dello Stato prevede solo 270 milioni: il taglio andrà a colpire soprattutto la preparazione e quindi i risultati operativi. In tutte le città si lamentano carenze di personale proprio in quei settori determinanti per la sicurezza. Il questore di Treviso Carmine Damiano ha parlato di otto volanti in meno. Riccardo Ficozzi, combattivo segretario del Siulp fiorentino, definisce "lo sforzo richiesto alla polizia" come "superiore alle nostre possibilità: per mantenere gli impegni elettorali ci avviciniamo al collasso. La richiesta di maggiore impegno, si traduce in pattuglioni straordinari e doppi turni mentre registriamo una drastica riduzione di agenti e mezzi. Firenze nel 2008 ha perso 49 poliziotti, mai rimpiazzati". Il sindacalista cita un episodio surreale: "La Squadra mobile per pedinare un criminale si è dovuta far prestare la moto da un privato cittadino".

Violenza senza notizia
L'episodio della ragazza stuprata a Roma durante il party di Capodanno patrocinato dal Campidoglio, conquistato dal Pdl grazie a una campagna martellante sulla sicurezza, ha riacceso i riflettori su questo reato, dimenticato dopo gli slogan elettorali. Ma l'anno appena chiuso non ha visto miglioramenti degni di nota. Nella Capitale il questore ha riconosciuto l'aumento degli abusi sulle donne. In Lombardia i carabinieri nel 2008 hanno registrato 583 casi, stesso numero del 2007, 22 in più del 2006. Nella provincia di Milano a fine novembre erano 208, contro i 228 dell'intero 2008. 'L'espresso' si è rivolto alla Mangiagalli, la struttura del Policlinico milanese che gestisce il Servizio di soccorso sulla violenza sessuale. Al 12 dicembre i casi erano stati 325, la stessa cifra dell'intero 2007 molti più del 2006 (vedi tabella a pag. 32). Alessandra Kustermann, responsabile del Centro violenze sessuali, spiega che mentre gli stupri 'da strada' sembrano in lieve calo, sono in aumento le aggressioni tra conoscenze occasionali. "Molte iniziative hanno dato i frutti sperati come una maggiore illuminazione notturna, gli autobus a chiamata e un aumento dei servizi pubblici. Tutti fattori che contribuiscono ad abbassare il numero delle aggressioni da parte di sconosciuti. Ma nel nostro centro registriamo un aumento degli stupri commessi da qualcuno incontrato in discoteca o presentato da amici; e sempre più spesso queste persone utilizzano le droghe dello stupro, sostanze che provocano perdita di coscienza e memoria, versate nei cocktail".

La droga ordinaria
Il settore della lotta agli stupefacenti è uno dei pochi che offre statistiche aggiornate su scala nazionale. Su questo fronte l'attenzione mediatica non sembra diminuita, anche a causa dei reati causati dai tossicomani. Ma al dilagare del consumo non sembrano corrispondere attività di contrasto proporzionali. I dati ufficiali di giugno-novembre mostrano addirittura un calo delle quantità sequestrate rispetto agli stessi mesi del 2007: 14 tonnellate contro 18. Le forze dell'ordine hanno messo le mani su 3 quintali di eroina e 2,5 tonnellate di cannabis in meno. Positivo solo il bottino nella cocaina, 180 chili in più. A sorprendere però è il calo delle operazioni, 500 in meno, e soprattutto delle persone denunciate o arrestate, oltre 1700 in meno. Tutti gli esperti concordano su un fatto: in assoluto, questi dati hanno uno scarso rilievo statistico. Ne emerge però l'assenza di una mobilitazione straordinaria proprio su una materia che viene percepita come emergenza nazionale.

Assalto alle coste
Il ministro leghista Roberto Maroni ha fatto del contrasto all'immigrazione clandestina una delle priorità di governo. Finora però è stato sfortunato. Nel 2008 gli sbarchi dall'Africa sono moltiplicati, segnando un vertiginoso più 75 per cento: a Lampedusa e sulle coste di Calabria e Sardegna sono arrivati in 36.900. Sono cifre senza precedenti: i picchi del '98-'99 erano dovuti soprattutto all'emigrazione dai Balcani lungo la rotta albanese, in rapporto con il conflitto del Kosovo. Adesso invece i migranti arrivano dal Maghreb o dalla disperazione dell'Africa nera, partendo dagli scali libici riaperti dal governo di Tripoli dopo la vittoria elettorale di Berlusconi. In forte passivo anche il risultato dei rimpatri: nei primi sette mesi erano stati 4.082 su 14.420 nuovi arrivi e in tutto l'anno non dovrebbero avere superato gli ottomila. Mentre i bollettini delle questure sono pieni di espulsioni decretate ma teoriche, gli sforzi del ministro hanno permesso di noleggiare solo 38 voli charter per portare via 1199 extracomunitari.

Paura repressa
Se i reati non cambiano perché la percezione di insicurezza appare in calo? "Semplice: c'è un blackout nelle informazioni. I tg e i grandi quotidiani non ne parlano quasi più", commenta Battistelli: "Dopo due anni spesi ad esaltare ogni delitto, la materia non è più nell'agenda politica del centrodestra: non ci sono più proteste di piazza che chiedono maggiore protezione". Concorda Ernesto Savona di Transcrime: "Si è parlato molto meno di sicurezza e quindi si è creata sicurezza. Oggi la percezione del problema è di gran lunga inferiore rispetto a quanto accadeva in campagna elettorale, mentre i dati oggettivi sono sostanzialmente stabili. Ma non è un metodo solo italiano, accade così in tutti i paesi occidentali". Il professor Amendola pone l'accento su un altro aspetto: "Questo governo abbassa l'ansia tentando di contestualizzare i delitti. Se c'è un omicidio e viene presentato come una vendetta privata, un litigio passionale o un'esecuzione di mafia, così non si crea senso di insicurezza". Molti omicidi restano così con moventi sospesi. Il tabaccaio ucciso nel Lodigiano a Capodanno: rapina o vendetta? Il gioielliere ammazzato nella sua villa da una gang romena alle porte di Roma: razzia o punizione? L'effetto silenziatore è stato paradossale a Napoli con l'omicidio di Antonio Metafora, avvocato settantenne molto noto ucciso nel suo studio in pieno centro. La versione iniziale? Lite per uno sfratto: un giovane si è vendicato per l'ingiunzione contro la madre. Insomma un caso banale. Solo in un secondo momento è stato fornito un quadro diverso: il legale aveva dato lo sfratto a un garage di Secondigliano gestito dalla camorra e il killer era genero del boss Licciardi. Metafora era stato già minacciato, conosceva il pericolo ma non si era arreso, venendo punito con tre colpi di revolver: ai funerali è stato paragonato a Giorgio Ambrosoli, ma la storia è rimasta nelle cronache locali.

La crisi criminogena
Gli esperti sono convinti che il nuovo anno comporterà una sfida pesante: l'aumento dei reati predatori - furti e rapine - legato alla disoccupazione. Il questore di Treviso Damiano ha presentato lo scenario con chiarezza: "In quattro mesi hanno perso il lavoro 2500 persone, metà delle quali straniere. Mi pare evidente che gente senza lavoro, per mangiare, si deve arrangiare in qualche modo". "Il fenomeno sta emergendo con forza in Gran Bretagna, dove ci sono meno ammortizzatori sociali: la crisi sta facendo aumentare i reati di strada", spiega Savona. Ma l'impatto è stato misurato da uno studio di due professori, Riccardo Marselli e Marco Vannini: l'aumento di un punto del tasso di disoccupazione provoca 118 furti, 12 rapine e 0,2 omicidi in più ogni 100 mila abitanti. La loro analisi si spinge anche a calcolare il costo su scala nazionale per questi crimini da impoverimento: un miliardo di euro l'anno. E pensare che c'è chi teme un aumento della disoccupazione di due punti: una prospettiva, quella sì, da vera emergenza. Criminale, ma soprattutto sociale.

Un'Italia da Incubo (La repubblica 9 giugno 2008)

di Ilvo Diamanti

Se la percezione è la realtà realmente vissuta dalle persone, allora la realtà in cui vivono gli italiani assomiglia a un incubo. Una fiction nera, di quelle che, non a caso, hanno tanto successo in questi tempi. Come CSI. Gli italiani: immersi, a tempo pieno, in una Scena del Crimine. Protagonisti vulnerabili di un mondo ostile. E' l'immagine proiettata dall'Osservatorio Demos-Coop, in base a un sondaggio condotto nelle scorse settimane. Naturalmente, i sondaggi collezionano soltanto segni. Sollecitati, talora perfino "estorti". Tuttavia, si tratta di segni di inquietudine assolutamente inquietanti, se letti in sequenza.
1. Quasi 9 italiani su 10 ritengono che la criminalità in Italia sia aumentata, negli ultimi anni. Il 53% lo pensa, in rapporto alla zona di residenza. Quasi metà sostiene, quindi, che la criminalità sia cresciuta. Altrove. In Italia, ma lontano dal loro luogo di vita. Il 23% degli italiani si dice "frequentemente" preoccupato di subire un furto in casa, il 20% di essere scippato. La stessa percentuale teme di essere derubato dell'auto o del motorino. Poco più di quanti (19%) hanno paura di essere raggirati attraverso bancomat o carta di credito. Mentre il 14%, infine, teme di cadere vittima di aggressioni o di essere rapinato. Se, però, consideriamo anche coloro che ammettono di sentirsi preoccupati solo "qualche volta" per questi motivi, le misure indicate si gonfiano notevolmente. Perlopiù raddoppiano. Talora salgono anche oltre. Timori fondati, si dirà, visto che il numero dei reati "minori" - nel linguaggio dei media, ma di certo "maggiori" per le persone comuni - è effettivamente in crescita. Con il risultato che oggi oltre la metà degli italiani confessa di aver paura. A tempo pieno oppure parziale.
2. Il mondo intorno a noi, d'altronde, ci appare affollato da estranei e stranieri.
Estranei: due italiani su tre ritengono che "gli altri, se gli si presentasse l'occasione, approfitterebbero della mia (loro) buona fede". Per cui guardano con sospetto crescente chiunque esca dalla loro cerchia più stretta. Famiglia, località, categoria professionale.
Ma soprattutto, temiamo gli stranieri. Siamo diventati, stiamo diventando xenofobi. Gli stranieri ci sembrano tanti. Troppi. D'altronde, quasi un italiano su due guarda con malcelata inquietudine gli immigrati. Regolari, irregolari o clandestini. Non c'è grande differenza, nel sentire comune. Anche perché, in effetti, la differenza non è così chiara. Gran parte dei regolari sono entrati da clandestini. Gran parte degli irregolari sono entrati regolarmente, da turisti; oppure erano regolarmente occupati. E oggi lo sono come prima. Ma irregolarmente.
3. Gli stranieri più stranieri di tutti, però, sono gli zingari. Tanto che non riusciamo neppure a definirli. Nomadi, rom, sinti. Chissenefrega. Sono zingari e basta. Mendicanti. Ladri di bambini. Ladri e basta. Senza fissa dimora. "Nomadi", appunto. Anche se e quando sono stanziali. Come i sinti veneziani, che si esprimono in dialetto, meglio di molti "indigeni". Per noi italiani, popolo immobile (quasi nove su dieci residenti nella stessa provincia in cui sono nati i genitori), con il mito della casa (in proprietà, per oltre 7 famiglie su 10). Una eresia. Da cancellare, semplicemente. Per cui oltre il 75% degli italiani chiede di sgomberare campi nomadi e quartieri illegalmente occupati da stranieri. In buona parte, senza preoccuparsi di trovare altre sistemazioni. D'altra parte, progetti volti a riqualificare la presenza e l'esistenza degli zingari attraverso la costruzione di zone residenziali attrezzate e dignitose, come a Venezia, hanno suscitato moti popolari. Organizzati, perlopiù, dai leghisti, che sull'insicurezza locale hanno costruito le recenti fortune elettorali. E giustificati da uomini del governo (come ha fatto Gasparri). Insomma, gli zingari: meglio farli scomparire. In un modo o nell'altro.
4. Abbiamo e sentiamo un crescente bisogno di protezione. Dai nemici che ci assediano e ci insidiano, dovunque. Per cui oltre il 90% chiede di allargare la presenza dei poliziotti sulle strade e nei quartieri. La stessa percentuale di persone che rivendica l'aumento della videosorveglianza nei luoghi pubblici. Oltre un terzo degli italiani, però, non si fida neppure di poliziotti e di video poliziotti. E contro la criminalità dilagante non vede che una sola, unica soluzione: difendersi da soli.
5. Abbiamo paura perché ci sentiamo seguiti, scrutati. Ma, al tempo stesso, chiediamo provvedimenti che aumentino il controllo sulla nostra vita quotidiana. Sul nostro privato. Che sta scomparendo rapidamente, con il nostro attivo contributo. Così, quasi metà degli italiani è d'accordo nel consentire alle autorità pubbliche di "monitorare le transazioni bancarie e gli acquisti con carta di credito". Oltre un quarto, invece, (a dispetto dei propositi di Berlusconi) è disposto a concedere alle autorità di leggere la nostra posta elettronica e di intercettare le nostre telefonate. Ovviamente a nostra insaputa.
6. In nome della sicurezza. Accettiamo che il territorio venga militarizzato. La moltiplicazione di poliziotti, pubblici e privati. E di ronde. Viste con favore da oltre il 60% degli italiani. Non solo nel Nord, dove sono state inventate e sperimentate. Dovunque. L'area in cui sono viste con maggior favore, anzi, è il Mezzogiorno. Dove, d'altra parte, l'insicurezza poggia su buone e solide basi. Dove lo Stato è più debole. Perché, come è facile intuire, la diffusione di questo bricolage securitario, di queste iniziative di giustizia-fai-da-te, sottolinea soprattutto il distacco dallo Stato. La sfiducia nelle istituzioni. E se le ronde sono simulacri di una comunità locale che non c'è più, che importa? Mica servono a combattere la malavita. Ci mancherebbe. Ma a proteggerci da noi stessi.
7. Nessuno è al sicuro dall'insicurezza. Certo, la maggiore domanda di ordine e polizia viene dagli elettori di destra. (Ben assecondati dai loro leader politici). Ma anche a sinistra le paure sono diffuse. Le zone rosse, in particolare, sembrano più reattive delle altre. Impaurite e sensibili alle soluzioni più rigide. D'altronde, i leader politici e gli amministratori (compresi quelli di sinistra) temono di apparire deboli e tolleranti quando i cittadini chiedono uomini forti e tolleranza-zero.
Per difenderci dagli stranieri, vista l'impossibilità di erigere "muri reali" intorno alla nostra penisola, penetrabile da ogni punto, si alzano "muri simbolici". Come ha sottolineato in modo esplicito il ministro Umberto Bossi, riferendosi al reato di clandestinità. La politica, cioè, preferisce inseguire e monetizzare la nostra insicurezza, piuttosto che curarla. La destra per tradizione e vocazione, la sinistra per... insicurezza.
8. L'insicurezza è una moneta pregiata, dal punto di vista del consenso. Ma anche dell'audience. Mischiata alla paura, riempie i nostri schermi, le pagine dei giornali. Le serate, ma anche le mattine e i pomeriggi tivù. Ispira serial e fiction di successo. D'altronde, la paura del futuro, degli stranieri, il richiamo all'autodifesa militante, il sostegno alle ronde: raggiungono i livelli massimi fra coloro che trascorrono, ogni giorno, oltre 4 ore davanti alla televisione. Asserragliati (quasi imprigionati) in casa e separati dal mondo: da antifurti, porte blindate, mura inaccessibili, cani mostruosi...
Tuttavia, conviene diffidare dei sondaggi. Leggerli con scetticismo. Collezionano percezioni "estorte". Il Paese descritto da questo Osservatorio certamente non è credibile. A confronto, "La notte dei morti viventi" è un film dei fratelli Vanzina. Non può essere vera una società così spaventata. Francamente un po' spaventosa. Da paura.

 

Alcuni dati sulla criminalità

ISTAT - Statistiche giudiziarie penali (Anno 2004)

ISTAT - Statistiche giudiziarie penali (Anno 2003)

ISTAT - Statistiche giudiziarie penali (Anno 2002)

ISTAT - Molestie e Violenze sessuali (Anno 2002)

ISTAT - La sicurezza dei cittadini (Anno 2002)

AllegatoDimensione
La sicurezza in Italia - nov 2008942.73 KB
Ferragosto 2008 al Viminale942.73 KB
Geografia dell'Insicurezza - giugno 2008153.9 KB
Rapporto sicurezza 20063.93 MB
Rapporto Sicurezza 20052.76 MB