Giovani e Sicurezza

Minori e sicurezza

Un binomio che si propone di analizzare i minori come attori sociali all'interno della dimensione locale, osservandone e progettandone il loro coinvolgimento nel processo di formulazione e realizzazione di una sicurezza garantita e percepita.

Dalla nascita delle cosidette "scienze del bambino" (Sgritta, 1994), ai minori vengono riservati nuovi spazi sociali istituzionalizzati che divengono via via sempre più luoghi protetti e separati, anche fisicamente, dagli altri luoghi adulti. Una separazione che oggi tende a presentare uno spazio urbano articolato in "isole" che differenziano relazioni d'età omogenee e  fasi scolastiche, aggregando gli infanti con gli infanti, i piccoli con i piccoli, gli adolescenti con gli adolescenti (Zeiher, 2004).

Accanto a questa differenziazione, assistiamo oggi ad un'ambivalenza nei rapporti generazionali tra protezione e autonomia, con la conseguente creazione di un'immagine dei bambini, segnata da forti ansietà adulte verso possibili condizioni di rischio. Tale immagine è enfatizzata dai fenomeni di "panico morale" che periodicamente invadono il discorso pubblico, mediante l'opera allarmistica dei media (Critcher, 2006) e "l'ansia da rischio" che se ne ricava, enfatizza atteggiamenti di controllo e privatizzazione familiare dei bambini, privandoli di quella fiducia generazionale  necessaria a riconoscere abilità, competenze e autonomia (Belotti, 2008).

In questo contesto socio- culturale, risulta interessante osservare come la sicurezza dei minori sia una parola- chiave che compare accanto a paura, emergenza, ansia e protezione. Il tentativo è di abbinarla a riconoscimento, attenzione ed autonomia, ma andando oltre alla semplice retorica  del "dare voce ai bambini", svelando potenzialità e nuovi spazi sociali.

 

Attività

Il gruppo di lavoro promuove attività di sensibilizzazione alle emergenti iniziative locali di riconoscimento e partecipazione dei minori, valutando le ripercussioni in termini di sicurezza e coesione sociale. Tra le iniziative includono tutte le attività che rientrano nelle tre forme di partecipazione progettuale, decisionale e ludico- espressiva. 

La promozione di tali iniziative consiste nell'osservazione delle attuali sperimentazioni esistenti e la progettazione di proposte innovative, con la consapevolezza che i bambini e ragazzi  non siano strumenti della politica sociale ma protagonisti della vita sociale attuale e perciò co- produttori e destinatari dei servizi stessi.   

Oltre alla promozione di azioni per e con il coinvolgimento dei minori,  si opera la valutazione delle forme di partecipazione finalizzate alla loro sicurezza negli spazi e tempi di vitalità urbana, di mobilità e divertimento. L'interesse è rivolto alle iniziative quali il Piedibus ed il Ludobus, ai centri del divertimento come le ludoteche  e le aree ludiche dei centri commerciali, i percorsi pedonali casa- scuola... .

In campo penale, si propone l'analisi della mediazione penale e delle misure alternative come la messa alla prova con affidamento familiare o collocamento in comunità, da un punto di vista sociologico ed un approccio normocentrico (Pisapia, 2007) che considera rilevante l'esperienza normativa e quotidiana del minore, in quanto prima di tutto minore e poi autore di reato.

Particolare rilevanza hanno le attività di formazione per gli operatori che operano nel settore della partecipazione dei minori, orientate alla conoscenza e valorizzazione delle iniziative europee.

La metodologia utilizzata per l'analisi, la promozione e la valutazione è di tipo qualitativo, in quanto permette di accedere  direttamente ai contesti di vita quotidiana e partecipare alle dinamiche relazionali che vi si instaurano. L'osservazione partecipante, i focus groups, il diario etnografico e le interviste narrative sono le tecniche utilizzate per trarre dall'analisi su campo una ricchezza di sfumature che non sono definibili prove, ma tracce della relatà stessa (Van Maanen, 1986).

 

Tematiche

Politiche sociali per l'infanzia e l'adolescenza

"La vera misura dello sviluppo di un paese è l’efficacia con cui provvede ai propri bambini: alla loro salute e incolumità, alla loro sicurezza materiale, alla loro istruzione e socializzazione, al loro senso di essere amati, stimati e integrati nelle famiglie e nelle società in cui sono nati." (Unicef, 2007)

I bambini e i ragazzi rappresentano un bene comune e la responsabilità del loro benessere non è un affare privato, ma dei diversi sistemi di politiche sociali che oggi sono chiamati a promuovere la loro partecipazione.

Tre sono le  forme di partecipazione  che i recenti interventi di politiche sociali europee hanno attuato in via sperimentale e non solo (Belotti, 2007).

- la Partecipazione progettuale: attività di urbanistica partecipata orientate all'educazione alla cittadinanza attiva per la progettazione di cambiamenti strutturali di microspazi della città (cortili, percorsi sicuri casa- scuola, piste ciclabili e marciapiedi, aree verdi, cartelli stradali, piedibus, riduzione del traffico, animazione di  quartiere...).

- la Partecipazione decisionale: promozione della visibilità dei Consigli dei bambini e ragazzi, non limitandoli a processi decisionali  scolastici ma incentivando le  iniziative legate al territorio, al fine di creare una rete comunicativa tra essi e gli enti, le associazioni e il Consiglio comunale degli adulti.   

- la Partecipazione ludico- espressiva: ludoteche, centri di aggregazione e ludobus creano spazi di socializzazione ed autonomia nel gioco dei bambini e ragazzi. Importante è il ruolo degli operatori coinvolti al fine di promuovere lo sviluppo di competenze cognitive, affettive e normative e delle loro potenzialità espressive. 

 

Politiche e interventi penali

- Devianza e Giustizia minorile

“Non esistono ragazzi delinquenti, ma soltanto ragazzi in difficoltà nel loro processo di crescita e una criminalità che, come una piovra, li avvolge nei suoi tentacoli, prima carezzandoli con lusinghe, poi stritolandoli con spietata efferatezza. Esistono percorsi, binari che il ragazzo segue, fatti di azioni, reazioni, soprafazioni, prima di diventare un delinquente; e questa connotazione potrà condurlo fino al capolinea, dove troverà il carcere, se nelle stazioni intermedie non ci sarà qualcuno che lo convincerà a cambiare percorso.” (Cavallo M., 2002).

- Minori stranieri e non accompagnati

Il nostro ordinamento, all’art. 1 del Comitato per i minori stranieri, definisce così il minorenne “non avente cittadinanza italiana o di altri stati dell’unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo si trova per qualsiasi causa sul territorio dello stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.” Appartengono a questa categoria, quindi, quei minori senza un progetto migratorio alle spalle che li orienti e figure di connazionali e familiari di sostegno. Essi sono esposti ad un forte rischio di coinvolgimento in attività illegali e spesso emergono dalla clandestinità con la commissione di un reato.

- Comunità minorili

L'inserimento in comunità è una misura prevista dal DPR 448/88, regolante il processo penale minorile. La comunità per minori dell'area penale può essere gestita con varie modalità, a  seconda dei principi ai quali è ispirata. E' una possibile risposta per ragazzi autori di reato che sono privi di una famiglia idonea a seguirli nel quotidiano con modelli di riferimento adeguati. Collabora con i Servizi Sociali e il minore lì inserito si trova accanto una pluralità di presenze con le quali si sente spesso obbligato ad instaurare una relazione e impara a vivere il quotidiano negli spazi previsti dalla comunità, perseguendo obiettivi e scelte,  elaborando il significato delle norme, senza invadere la sfera del vietato e accedere all’area della devianza.

 - Mediazione penale

Nella mediazione penale minorile, l'asimmetria delle parti, vittima e reo, costituisce un fattore specifico che richiede particolari cautele e tutele a protezione dei soggetti ed una diversificazione degli obiettivi della mediazione: questi devono essere chiariti dal mediatore agli interessati per permettere un incontro e una comunicazione efficace tra le parti. La mediazione consente di esprimere in un contesto protetto il proprio vissuto personale rispetto all'offesa subìta, di uscire da un ruolo passivo dando voce e visibilità alla propria identità personale. "Il focus non è l'atto criminoso, ma il conflitto che esso provoca, ovvero il reato visto nel suo significato relazionale: reo e vittima possono decidere del destino del loro conflitto. Più i momenti comunicativi liberano emozioni, più facilitano la comprensione reciproca" (Coppola De Vanna, 1996).

AllegatoDimensione
4_Rapporto_Ong_Italia_monitoraggio_Crc_2008.pdf1.36 MB
Il_benessere_dei_bambini_nei_paesi_ricchi.pdf413.9 KB
la città di Batman- Forni-2002.pdf84.74 KB
Città amiche dei bambini - UNICEF 2005.pdf502.63 KB
esperienze di democrazia.pdf224.98 KB