Crimini aziendali, criminalità organizzata, riciclaggio e corruzione: gli ultimi casi italiani confermano la rilevanza dei crimini economici. Breve commento
Finora, i crimini economici sono stati "trattati" come una forma secondaria di criminalità, in quanto ritenuti meno incisivi e rilevanti rispetto ai crimini in danno della persona o dei reati di criminalità organizzata.
I casi recenti (per quanto è dato conoscere finora dalle fonti pubbliche), oggetto di indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, però, smentiscono appieno la "bontà" di questo atteggiamento tanto "permissivo" quanto capace di facilitare la commistione sempre più stretta tra categorie criminologiche fino a qualche tempo fa separate: i crimini delle aziende (corporate crime) e i crimini dei dipendenti (occupational crime) da un lato, il riciclaggio di denaro sporco e l'associazione a delinquere di stampo mafioso, dall'altro. Fungono da collante, poi, la corruzione ed il coinvolgimento sempre più stretto della politica (o, meglio, degli "uomini della politica"), in una logica di profitto e di potere che esclude la legalità e lascia spazio unicamente al vantaggio individuale.
Per il vantaggio enorme di pochi, resta il danno immenso di molti. Un danno marcatamente economico, ma anche sociale.
(Forse) è davvero il caso di cominciare a "pensare legale", di restituire ai cittadini la speranza di poter ritrovare la fiducia nel vivere collettivo di questo Paese. In caso contrario, arriveremo al punto in cui ciascun individuo si sentirà "autorizzato" a violare ogni norma, sia essa una legge o una regola non scritta di civile convivenza, in nome di un bisogno individuale, di qualsivoglia natura. Del resto, se è vero che l'esempio è il miglior insegnamento, attualmente - alla luce dei casi recenti - potrebbe risultare molto difficile trovare dei "buoni maestri" in dirigenti di azienda così come in politici e funzionari pubblici di alto livello.
I crimini non si combattono con l'inasprimento delle sanzioni o con il solo rafforzamento delle attività di Polizia. E' ingenuo anche solo pensare che fenomeni così complessi, radicati da sempre nel vivere sociale, possano trovare un ostacolo insormontabile in un anno in più di carcere o in una pena pecuniaria più severa. In tal caso, sarebbero già stati sconfitti ovunque, non solo in Italia. I crimini - in particolare quelli economici - vivono di opportunità sempre più numerose e concrete e di rischi sempre meno rilevanti, di controlli totalmente assenti o mal organizzati, di sanzioni "facciata" senza alcuna reale efficacia dissuasiva, di un atteggiamento distaccato e spesso disinteressato tanto dei cittadini quanto delle istituzioni... solo per citare alcuni fattori.
Fino a quando non cambierà il modo di pensare la criminalità economica (forse sarebbe il caso di cominciare a definirla criminalità economica organizzata) e non si acquisirà la reale consapevolezza delle dinamiche complesse che la caratterizzano e dell'impatto drammatico che quotidianamente determina per l'intera collettività, da tutti i punti di vista, ogni intervento sarà vano.