Contraffazione

L'area tematica "contraffazione" comprende diversi ambiti di ricerca:

  • l'evoluzione del fenomeno della contraffazione e, più in generale, delle violazioni della proprietà intellettuale a livello nazionale e internazionale;
  • l'impatto della globalizzazione e delle nuove tecnologie sul fenomeno della contraffazione;
  • i processi di internazionalizzazione delle imprese e i profili di rischio nella protezione del know-how e della proprietà industriale;
  • la prevenzione della contraffazione attraverso soluzioni in grado di impattare sulle opportunità criminali riducendole e, laddove possibile, azzerandole
  • le applicazioni pratiche delle teorie di Design Out Crime, Design Against Crime e Crime Proofing alla prevenzione della contraffazione e alla tutela del know-how aziendale e della proprietà industriale


Nella percezione diffusa, la contraffazione continua ad essere da un lato un "problema" delle griffe più famose e dell'industria dell'audiovisivo e dall'altro una forma di sostentamento di immigrati e disoccupati che "in fondo non fanno nulla di male" e "almeno riescono ad avere una qualche forma di sostentamento"... Una sorta di "ammortizzatore sociale" che supplisce alla mancanza di lavoro e aiuta il sostentamento delle fasce più indigenti della popolazione.

In realtà, la contraffazione è un fenomeno criminale molto più ampio, complesso e indisioso, gestito in modo imprenditoriale da gruppi criminali organizzati in grado di muoversi abilmente sia nel mercato illegale sia nell'economia legale e capaci di "manovrare" un universo di "pedine" (tra cui proprio quegli "immigrati" nominati sopra, ma anche bambini...) impiegate nel "lavoro sporco". Esiste, infatti, un "universo dei falsi" che non esclude nessun prodotto dal rischio di falsificazione: vale a dire che cibo e bevande, farmaci, pezzi di ricambio di auto e aerei, sigarette, giocattoli e prodotti per l'infanzia, mobili, occhiali e accessori, prodotti per l'igiene personale, auto, documenti, software, libri, immagini e qualsiasi altra "cosa" di uso più o meno comune può sembrare tanto vera da essere in realtà totalmente falsa!

Falsità che determina - solo per citare i principali... - rischi per la salute, l'incolumità fisica, l'ambiente, lo sviluppo economico; i danni determinati dall'industria del falso sono infatti ingenti e di drammatica attualità.

Non secondarie sono le implicazioni determinate dalla stretta correlazione tra il fenomeno della contraffazione e le attività del crimine organizzato; infatti, la casistica internazionale conferma il legame tra la contraffazione stessa e il riciclaggio di denaro sporco, le attività di traffico (sostanze stupefacenti, esseri umani, armi...) e, di recente, anche il finanziamento illecito al terrorismo.

 

Qualche numero del fenomeno...

I dati sul fenomeno (per quanto inevitabilmente parziali...) parlano chiaro: l’industria del falso è una voce consistente dell’economia mondiale.

Complessivamente, il fenomeno della contraffazione ha avuto un'accelerazione molto forte soprattutto nell'ultimo decennio; il fatturato dell'industria del falso sarebbe aumentato, infatti, del 1600%. I dati elaborati da World Trade Organization e OCSE stimano che il 10% degli scambi mondiali, per un valore pari a 450 miliardi di dollari, sia rappresentato dal commercio dei falsi. La Commissione Europea, supportata anche dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane, riduce la percentuale del 10% al 7% e ipotizza il corrispondente valore economico di riferimento compreso tra i 200 e i 300 miliardi di euro. Con riferimento al periodo 2000-2006, nella sola Unione Europea c'è stato un aumento dell'88% dei casi di sequestro di merci contraffatte; il numero di prodotti sequestrati è passato infatti dai 68 milioni del 2000 ai 128 milioni del 2006.

Dati 2008

Secondo le stime più recenti, il fenomeno della contraffazione in Italia non accenna a diminuire. Il problema rimane evidente e marcato in quasi tutte le regioni italiane:

  • Italia: la Guardia di Finanza ha ritirato, nel solo 2008, 94.953.042 pezzi contraffatti
  • Lombardia: secondo la Camera di Commercio di Milano, la contraffazione e il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza dei prodotti e sulla tutela del Made in Italy costerebbero alle imprese lombarde 3,4 miliardi di euro all'anno, ovvero circa 4.200 euro per ogni singola impresa. La Guardia di Finanza, nel solo 2008, ha sequestrato oltre 8,7 milioni di pezzi non in regola, mentre l'Agenzia delle Dogane ha bloccato oltre 580mila pezzi
  • Nord-Est: sono oltre 3 milioni i pezzi sequestrati dalla Guardia di Finanza, con una maggiore incidenza in Veneto (1.853.036). Secondo Confindustria Veneto, i danni della contraffazione per le aziende manifatturiere possono essere stimati tra 1,3 e 2 miliardi di dollari. L'Agenzia delle Dogane ha portato a termine oltre 124 operazioni tra Venezia e Trieste, arrivando a sequestrare quasi 511mila pezzi
  • Lazio: potrebbe non essere azzardato parlare di "allarme contraffazione", visto che il Lazio ha registrato il più alto numero di prodotti falsi sequestrati dalla Guardia di Finanza: oltre 31 milioni (precisamente 31.158.915), "intercettati" soprattutto nella zona di Roma (29,5 milioni). Secondo il Centro Studi Confcommercio, il fatturato del mercato del falso, nel solo 2008 e solo in Lazio, è quantificabile in circa 800 milioni di euro, con l'esclusione del settore alimentare e una netta prevalenza (340 milioni) dell'abbigliamento e del multimediale. Infatti, il Comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza ha sequestrato, sempre nel 2008, oltre 21 milioni di prodotti elettronici (cd e dvd pirata, accessori di telefonia contraffatti ecc), registrando un aumento di venti volte rispetto al 2007. In calo del 22%, invece, vestiti e accessori (a quota 4,5 milioni nel 2008)
  • SUD: rappresenta uno scenario a parte, anche per il ruolo giocato dalle organizzazioni criminali del territorio. Si tratta, infatti, soprattutto di un hub logistico che serve per lo smistamento dei prodotti contraffatti. L'Agenzia delle Dogane ha intercettato nelle regioni meridionali il 57,9% dei falsi sequestrati a livello nazionale, mentre i militari della Guardia di finanza vi hanno svolto un quarto delle operazioni anticontraffazione. Le stime sul valore del mercato dei falsi parlano di oltre 5 miliardi ogni anno. La sola Guardia di finanza, lo scorso anno, ha effettuato nelle regioni del Sud 22,3 milioni di sequestri, praticamente il 23,5% della performance italiana. Il porto di Napoli risulta essere uno degli snodi più importanti della lotta alla contraffazione, anche per gli interessi della Camorra in questo tipo di illecito

Per maggiori informazioni, si veda la sezione del sito della Guardia di Finanza dedicata alla Contraffazione.

 

La contraffazione dei farmaci: l'allarme ora interessa anche l'Europa

La contraffazione dei farmaci è stata sempre considerata un problema dei Paesi più poveri; da tempo, però, alcuni soggetti istituzionali e alcune aziende farmaceutiche ripetono che si tratta di un allarme dai confini molto più ampi, che si concretizza nella presenza di medicinali contraffatti nei circuiti legali ordinari di smistamento e vendita. Farmaci salva-vita senza principio attivo, farmaci in cui il principio attivo è sostituito con sostanze chimiche tossiche, farmaci scaduti, prodotti o conservati in situazioni di scarsa (se non del tutto assente...) igiene... Insomma, farmaci pericolosi, anche letali.

In aggiunta alla contraffazione, vi è anche l'allarme truffe, ovvero la possibilità concreta di acquistare farmaci contraffatti o pericolosi nella convinzione di aver comprato un prodotto genuino. In questi casi, però, è il canale di vendita a dover insospettire l'acquirente... fidarsi di Internet è bene, ma nel caso dei farmaci, non fidarsi è decisamente meglio.

Maggio 2009: numerose operazioni dei NAS e della Guardia di Finanza hanno permesso di ricostruire il mercato dei medicinali falsi. Il Corriere.it, in apertura dell'articolo, sintetizza chiaramente la situazione:

"Oltre 4.900 confezioni di steroidi, 100 mila compresse di Pramil contraffatto (medicinale con caratteristiche simili al Viagra), farmaci salvavita senza principio attivo, mercato illecito di Talidomide (cura un tumore, il mieloma multiplo, ma nonostante le rigide norme di farmaco-vigilanza, arriva come generico da India e Brasile). E farmaci off label, a carico del servizio sanitario per le indicazioni approvate, ma non per altre cure anche se funzionano: in attesa di approvazione, per risparmiare, fiorisce la loro vendita parallela (...)"

In Italia, per comprendere ed intervenire su questo fenomeno, è stato recentemente (2007) costituito presso l'Istituto Superiore di Sanità - Dipartimento del Farmaco, un gruppo di esperti chiamati a svolgere "attività di ricerca relativa allo sviluppo di metodi analitici innovativi da applicare all'analisi di farmaci potenzialmente contraffatti" e "studiare, in collaborazione con le diverse istituzioni italiane interessate, strategie nazionali di contrasto al fenomeno della contraffazione farmaceutica".

Per maggiori informazioni sul tema della contraffazione dei farmaci:

 

Un caso di studio: la Tailandia

Nell'ambito del Progetto SILK, RiSSC ha studiato in dettaglio il contesto tailandese e, in particolare, l'evoluzione del ruolo che questo paese ha nelle dinamiche mondiali della contraffazione. Infatti, a seguito dell'ascesa della Cina quale "potenza manifatturiera", la Tailandia è passata da "paese produttore di contraffazione" a "hub logistico della contraffazione". Vale a dire che, proprio grazie alla sua posizione geografica e alle sue vie di comunicazione, la Tailandia è oggi un grande centro di smistamento dei falsi. La risposta delle autorità locali non è mancata, ma sono ancora molti i fattori che giocano a favore dei "ladri" e non delle "guardie": la mancanza di risorse, le difficoltà nel coordinamento pubblico-privato, la strutturazione del crimine organizzato... Dal punto di vista normativo, invece, va segnalata la completezza e la modernità della legislazione tailandese, così come della risposta giudiziaria. Questo elemento di eccellenza è frutto, tra le altre cose, anche della collaborazione tra la Tailandia e la Commissione Europea e, in particolare, delle attività svolte dal Programma ECAP prima e dal Programma ECAP II (http://www.ecap-project.org) poi.

Per maggiori informazioni sul Progetto SILK si veda il sito www.rissc.it/silk

Per richiedere il Rapporto finale di ricerca: info@rissc.it

 

Le aziende e la tutela della proprietà industriale. Il "caso" del design-out-crime applicato ai prodotti

Il rapporto tra l'azienda e il suo know-how/proprietà industriale sembra essere di amore e odio... Vale a dire che, pur essendo consapevoli dei rischi di imitazione e falsificazione dei propri prodotti, le aziende hanno ancora - certo (e per fortuna...) non tutte - un approccio "non strutturato" con la gestione di quello che, in realtà, è un asset strategico, soprattutto nel mercato globale. Ci sono aziende che, con l'aiuto di investigatori privati presenti nelle "zone calde", si limitano a compiere dei raid nei laboratori dei falsi, altre intervengono a livello doganale e sono più attive nel supportare i doganieri nell'identificazione della merce contraffatta, altre ancora si affidano agli studi legali e alla tutela giurisdizionale dei loro diritti. Senza dubbio, sono tutte soluzioni valide, ma hanno il limite di intervenire "a danno fatto", ovvero nel contrasto/risoluzione e non nella prevenzione della falsificazione.

Prevenire il rischio vuol dire, in sintesi, "pensare sicuro", ovvero "porsi il problema" della tutela del know-how, della proprietà industriale e dei prodotti in tutte le attività che, direttamente o indirettamente, possono influire sulla loro sicurezza o determinare addirittura dei rischi concreti: la conclusione di accordi di partnership (ad esempio per la produzione o la commercializzazione dei prodotti e/o dei segni distintivi...) in ambito sia nazionale sia internazionale, l'avvio di un processo di internazionalizzazione o delocalizzazione, la progettazione dei prodotti, le scelte delle soluzioni e dei canali per la loro commercializzazione, la gestione delle informazioni e dei dati "sensibili", così come delle risorse umane... I vantaggi di questo approccio sono diversi e riguardano non solo la riduzione del rischio di contraffazione (così come di altri rischi criminali), ma anche la possibilità di avere un maggior controllo dell'azienda e di rendere più efficiente e sicura la gestione di processi chiave e dei costi. A livello più generale, poi, pensare sicuro vuol dire incentivare la responsabilità e il ruolo sociale delle imprese che possono così contribuire concretamente al contrasto della criminalità, alla tutela dei consumatori, allo sviluppo della ricerca e dell'innovazione...

Dal punto di vista scientifico, esistono sia delle teorie (Design-out-crime, CPTED-Crime Prevention Trough Environmental Design, Crime Proofing...) sia delle applicazioni pratiche che evidenziano come progettare un prodotto a limitato impatto criminogenico, che possano concretamente determinare una minore vulnerabilità del prodotto stesso a diversi rischi criminali, tra cui anche la contraffazione. Si tratta di una impostazione che ha avuto una vasta diffusione soprattutto in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia... ancora poco nota, invece, in Italia.

Al momento, RiSSC sta lavorando ad un progetto sperimentale che mette in correlazione il packaging con la prevenzione del rischio di contraffazione. In sintesi, lo studio riguarda le possibilità di utilizzare le diverse soluzioni e le innovazioni introdotte nel settore del packaging dei prodotti per rendere più difficile la vita ai falsari e tutelare non solo la proprietà intellettuale ma anche l'integrità dei prodotti! I risultati saranno pubblicati in Gran Bretagna.

Per maggiori informazioni: info@rissc.it

 

Riferimenti bibliografici e a siti di interesse

M. Mignone, T. Malagò, Crimini e musica on line: gli sviluppi della pirateria musicale attraverso le nuove tecnologie: analisi e rimedi, F. Angeli, Milano, 2001

R. Fatiguso, Le navi delle false griffe. Fatti e misfatti della globalizzazione, Il Sole24Ore, Milano, 2007

Ekblom, P. (1997). Gearing up against crime: A dynamic framework to help designers keep up with adaptive criminal in a changing world. International Journal of Risk, Security and Crime Prevention, 2, 249-265

Ekblom, P. (2001). The conjunction of criminal opportunity: A framework for crime reduction toolkits. London: Home Office (www.crimereduction.go.uk/learningzone/cco.htm)

S. Learmont, Promoting Design Against Crime (http://www.popcenter.org/library/crimeprevention/volume_18/04-Learmount-...)

http://www.securedbydesign.com/

http://www.crimereduction.homeoffice.gov.uk/business/business32.htm

http://www.designcouncil.org.uk/

http://www.designcouncil.org.uk/en/Case-Studies/All-Case-Studies/Challs/

http://www.designagainstcrime.com