111 arresti: il più grande furto di identità digitali
111 arresti: il più grande furto di identità digitali
Un bottino da 13 milioni dollari, ma la polizia statunitense ha individuato la rete criminale: camerieri, negozianti, bancari
Ecco il “colpo del secolo”: non in un casinò, non in una banca, ma, casomai, in una banca dati. "E' di gran lunga il più grande furto di identità digitali in cui le forze dell'ordine si siamo mai imbattute" ha dichiarato l'ufficio del procuratore distrettuale di Queens County, negli Stati Uniti, nel comunicato che annuncia i mandati d'arresto per i 111 presunti responsabili: cassieri di banca, negozianti e camerieri, tutti accusati di avere rubato carte di credito per un valore di 13 milioni di dollari, in un anno e mezzo di attività.
Una rete criminale senza precedenti negli USA, che raccoglieva i numeri delle carte di credito dai posti più lontani: dalle casse dei ristoranti, da negozi, da forum online, e persino da oscuri fornitori russi, cinesi e libici.
Chissà se diventerà un film l'operazione di polizia che ha condotto venerdì alla cattura in massa. Il nome è già suggestivo: operazione swiper, circa due anni di attività di indagine su cinque gruppi di criminali. Un vero e proprio consorzio che ha potuto eseguire tutte le attività necessarie per rubare i numeri dei documenti e poi convertirli in denaro contante. Finora, ottantasei degli imputati sono già in stato di detenzione, e la polizia sta cercando i restanti 25.
"Molti degli imputati sono accusati di spese folli presso hotel a cinque stelle, per il noleggio di auto di lusso e jet privati, e l'acquisto per decine di migliaia di dollari di prodotti di elettronica di fascia alta", si legge nel documento della procura.
Con un raid all'inizio di questa settimana, la polizia ha sequestrato "un camion pieno di prodotti di elettronica, computer, scarpe e orologi, skimmer (strumenti usati per intercettare le carte di credito, ndr), lettori di schede, e varie quantità di materiale grezzo, quali carte di credito in bianco e false identificazioni".
Per funzionare, l'organizzazione si è avvalsa della collaborazione di diversi “insider”, impiegati in società chiave. Sei degli imputati, infatti, sono accusati di aver rubato attrezzature informatiche per un valore di 850 mila dollari da un edificio di Citigroup, a Long Island City, lo scorso agosto. Secondo i procuratori, il furto è stato possibile grazie alla collaborazione di un ex dipendente di Citi, tale Steven Oluwo, e di una guardia di sicurezza, Angel Quinones, anche lui sotto contratto con Citigroup.
Non sono dunque solo i numeri a rendere interessante ed epocale questa operazione, per quanto riguarda sia le persone coinvolte, sia il volume di denaro quantificato. Si tratta, infatti, di una struttura particolarmente complessa e articolata, con varie complicità esterne e organizzata su diversi fronti. Un esempio di quella che potrebbe essere la nuova frontiera della criminalità digitale: non più pochi "hacker" asserragliati in chissà quale bunker, ma un piccolo esercito sparpagliato sul territorio, pronto ad accogliere nuove reclute e a esercitare tutte le forme possibili della truffa elettronica.
Fonte: La Stampa